Nelle ultime settimane la Legge di Bilancio 2026 è tornata al centro di un acceso dibattito politico: alla Commissione Bilancio del Senato sono stati depositati circa 5.700 emendamenti. Tra questi spicca una proposta che ha riacceso le polemiche, ma anche le aspettative di molti: la possibile riapertura del condono edilizio del 2003.
L’iniziativa è promossa da Fratelli d’Italia, con il senatore Antonio Iannone che ha depositato un emendamento per estendere i termini di quella vecchia sanatoria, introdotta con il decreto-legge 269/2003 (convertito nella legge 326/2003 visita la pagina ).
Secondo i proponenti dell’emendamento, l’obiettivo non sarebbe un nuovo condono “tout court”, ma una sorta di sanatoria mirata, per regolarizzare abusi già esistenti che, all’epoca, non poterono essere sanati per ragioni tecniche o per errori nell’attuazione regionale.
Un punto chiave della proposta di un nuovo condono edilizio è che saranno le Regioni a legiferare in merito: saranno loro a decidere chi può accedere alla sanatoria, come e con quali modalità. Questo significa che l’impatto pratico dell’emendamento potrebbe variare molto da territorio a territorio.
Il caso Campania
La misura sembra essere particolarmente orientata verso la Campania, regione che nel 2003 non aderì in maniera generalizzata alla sanatoria edilizia, lasciando fuori molti cittadini anche dopo il pagamento degli oneri previsti dalla norma. Secondo il senatore Iannone, ci sarebbero “persone che, pur avendo pagato, non furono ammesse” alla regolarizzazione per responsabilità dell’amministrazione regionale di allora.
Il dibattito politico
Dal punto di vista politico, però, l’operazione incontra forti critiche. Le opposizioni non tardano ad accusare il governo di fare leva su una promessa “elettorale” in vista delle elezioni regionali campane. Giuseppe Conte (M5S) definisce la proposta “pazzesca”: secondo lui si tratterebbe di un condono mascherato per raccogliere voti. Anche Matteo Renzi parla di voto di scambio, denunciando una strategia politica più che un serio intervento di politica dell’abitare. Dal fronte del Pd, il capogruppo al Senato Francesco Boccia definisce l’emendamento “una promessa da campagna elettorale” e chiede conto alla premier sul suo reale supporto alla misura. Angelo Bonelli, di Avs, rincara: “Meloni tace perché quel condono lo rivuole eccome”.
Ma i sostenitori dell’emendamento controbattono: secondo FdI, non si tratta di un regalo agli abusivi, bensì di un aiuto a chi ha già cercato legalmente di sanare la propria posizione ma è rimasto escluso per problemi tecnici o burocratici. Inoltre, come accennato, non sarebbe una norma automatica e vincolante: serve una legge regionale per disciplinare i dettagli, e non ci sarebbe obbligo di estendere la sanatoria ovunque.
Sul piano tecnico, resta aperta una questione non da poco: la manovra è fortemente sottoposta a limiti di bilancio, e ogni emendamento dovrà essere valutato anche in rapporto alle coperture finanziarie.
Se l’emendamento dovesse essere approvato, il processo di attuazione non sarebbe immediato: le Regioni dovranno legiferare e fissare criteri, termini e limiti. Questo significa che il “condono” non si tradurrà in una sanatoria “automaticamente universale”.
Cosa prevedeva la sanatoria edilizia del 2003
La sanatoria del 2003, introdotta con la legge 326/2003, è stata l’ultimo grande condono edilizio nazionale varato dallo Stato italiano. È tuttora ricordata come una delle sanatorie più ampie — e controverse — degli ultimi decenni. L’intento ufficiale era quello di regolarizzare abusi edilizi minori realizzati entro il 31 marzo 2003, attraverso il pagamento di un’oblazione. Tra i requisiti principali previsti dalla norma, era necessario che le opere fossero ultimate entro la data indicata e che rispettassero specifici limiti volumetrici (es. ampliamento non superiore al 30%). In aree con vincoli paesaggistici o ambientali, la sanatoria era permessa solo per interventi minori (es. restauro, risanamento, manutenzione straordinaria) e previa autorizzazione della Soprintendenza. In realtà, fu considerato un provvedimento molto esteso, al punto da essere definito dai critici come un vero “maxi-condono”.